BOSCH BOXBERG KLASSIK 2016

 

Ci troviamo nei pressi di Stoccarda, per molti tedeschi (e non solo) patria dell’automobile, più precisamente al Motorworld Region Stuttgart di Böblingen, con l’obiettivo di prendere parte all’edizione 2016 della Bosch Boxberg Klassik. Le fasi preliminari si sono concluse oggi con la registrazione degli oltre 130 equipaggi partecipanti, cui si sommano varie vetture (storiche) dello staff, per un totale di circa 150 veicoli interessanti e talvolta molto rari da osservare.

Di cosa si tratta precisamente? Una manifestazione automobilistica dedicata in primis alle auto d’epoca, competitiva in termini di regolarità, che qui in Germania chiamano talvolta rally, anche se è ben più simile a un tranquillo raduno, per buona parte del tempo. Evento curato dal sistemista tedesco Bosch, con la propria divisione Automotive tradition molto attiva sul fronte dei ricambi e svolto sull’arco di tre giornate nelle zone tra la città riferimento della regione e Francoforte. In Italia questo evento d’inizio estate non è certo molto noto, sinora, ma la nostra dubbiosa curiosità iniziale è stata già ben ripagata in breve, poiché le premesse, per chi ami le auto d’epoca con la loro tecnica, i loro aromi, la sonorità  e quello stile unico, magari abbinato ai bei paesaggi con l’atmosfera che ne può derivare, risultano buone dopo il primo giorno.

Dove una volta erano aerei da guerra ora sono supercar

Una manifestazione tendenzialmente informale e aperta a tutti, conattenzione alle storiche certo, ma basta avere l’auto prodotta entro gli ultimi novanta anni e fare in tempo a iscriversi per prendere il via, con costi non proibitivi e programma che prevede percorsi tra la natura e i luoghi storici del Baden-Württemberg, con tappa ad Abstatt e conclusione in quel di Boxberg, dove si trova il tracciato di alta velocità. Primo luogo di riferimento appunto ilMotorworld, che ci ha colpiti per come siano stati riqualificati terreni e ambienti dal passato anche tragico, per le attività belliche dell’aeronautica tedesca, a quello che sembra un centro commerciale di vetture unicamente d’alta gamma oppure storiche. Ci si vedono rivenditori e officine autorizzate dei più noti marchi sportivi (es. Lamborghini, Lotus o McLaren) ma anche negozi, punti ristorazione e albergo a tema, senza tralasciare lo spazio nei box multipiano trasparenti dove chiunque (abbiam visto molte Ferrari e Porsche, ma potreste parcheggiarvi anche la più consumata utilitaria) può lasciare in sicurezza con un pizzico di vanità la propria auto a un costo mensile abbastanza ridotto (vicino ai 200 euro).

 

di Omar Fumagalli 

 

Abilità insolite

Lo spirito del Bosch Boxberg Klassik è spontaneo, senza impegni e proprio per questo mi piace; così come apprezzo l’aria che si respira: quasi familiare, dovuta al fatto che questa non è una vera e propria gara di regolarità. Si segue un roadbook, è vero, ma non ci sono medie da tenere, solo prove di abilità lungo il percorso, alcune molto insolite, come quella in cui bisogna fare un percorso in 40 secondi esatti con il copilota che regge un vassoio carico di birre e carne arrosto fuori dal finestrino. Vince l’equipaggio che si avvicina di più al tempo assegnato e fa cadere meno birra o cibo: puntualità e grassi saturi, vi viene in mente qualcosa di più tedesco?

 

 

 

Volvo P1800, un classico moderno

La mattina del secondo giorno comincia al volante di una Volvo P1800E del 1972, dotata del motore B20E con D-Jetonic: il primo sistema d’iniezione elettronica prodotto da Bosch. Rispetto al Volkswagen T1, qui l’esperienza di guida è agli antipodi: assenza del servosterzo a parte, la Volvo P1800E è un’auto molto moderna, che si guida in modo altrettanto moderno. Merito dei quattro freni a disco, dei circa 130 CV del motore 2 litri a benzina e del cambio a quattro marce più overdrive, che s’inserisce con una levetta accanto al volante senza bisogno della frizione. L’arrivo finale a bordo della Volvo è a Boxberg, sede di uno dei principali centri prove Bosch. Qui il fornitore tedesco testa le sue tecnologie su circuiti e strutture appositamente sviluppate. È domenica e, oltre ai partecipanti alla Boxberg Klassik, il centro è aperto alla gente comune: dipendenti Bosch, ma anche tante semplici persone che sono venute dai paesi vicini, per dare un’occhiata in compagnia e godersi il meraviglioso spettacolo di 135 classiche che girano sulla parabolica del centro prove.

 

 

 

 

Bulli che bello

La tappa del primo giorno parte da Böblingen e finisce all’enorme sede Bosch Engineering di Abstatt. Fin dai primi metri capisco che guidare un furgone degli anni Sessanta non è esattamente una passeggiata: lo sterzo non assistito richiede sforzi inumani in manovra e in movimento ha la stessa precisione di un timone, mentre i freni – nonostante davanti, al posto dei tamburi originali, ci siano due dischi – vanno considerati più un invito a fermarsi, che un vero e proprio sistema per farlo. Risultato? Il Volkswagen T1 è divertentissimo da guidare. Anche i difetti, infatti, non fanno che aggiungere fascino al Bulli e alla sua esperienza di guida, coinvolgente come solo quella al volante delle auto d’epoca sa essere: bisogna essere sempre attenti, giudicare bene le doppiette in scalata, le frenate, anticipare le curve in cui il T1 si corica un bel po’ e le gomme molto sottili rischiano sempre di perdere trazione. Altro che differenziali attivi, ABS o diavolerie moderne.

Una BMW M1 iscritta alla Bosch Boxberg Klassik

Non abbiamo italiani iscritti, operatori media a parte, ma ci sono varie vetture nazionali a tenere alta la bandiera tricolore nel cuore della Germania motoristica (Mercedes e Porsche hanno sedi nei paraggi) specialmente Alfa Romeo, ma anche Lancia e Maserati. Domani il via, per adesso ci accontentiamo di sapere quali veicoli guideremo e vi racconteremo. Meritevoli d’interesse, tra le molte Porsche, Mercedes e Volkswagen, ci sono infatti un VW Bus Doka del 1965, la mitica Volvo P1800 Coupé del 1971 (auto che nella prima edizione fu usata da Roger Moore interpretando Simon Templar, The Saint) e la Borgward Isabella TS Limousine del 1959, auto poco nota e quotata, ma che al primo assaggio ci ha colpiti per gran comodità e la visibilità. Domani la partenza, con pieno supporto tecnico per le auto del secolo scorso da parte dello specialista tedesco e concentrazione per le prove di precisione al centimetro o di costanza nelle velocità medie. Intanto nella gallery osservate un’anteprima d’immagini, con modelli interessanti esposti nell’ex-aeroporto ma anche pronti a sfilare e competere.

 

 

Tutto in famiglia

Quando arriviamo, nel salone della sede Bosch di Abstatt c’è un gruppo che suona e gente che balla rockabilly: aria di festa. Fritz Cirener, il capo di Bosch Automotive Tradition – la divisione dell’Automotive Aftermarket dedicata ai pezzi di ricambio delle classiche – spiega che sono tutti dipendenti Bosch che si sono prestati volontariamente per intrattenere i partecipanti e che fanno parte dei vari gruppi dopolavoro: quello musicale, quello di ballo, persino i 25 fotografi impegnati sul percorso sono tutti dipendenti Bosch con la passione dello scatto nel tempo libero.
La Bosch Boxberg Klassik, insomma, è una specie di evento in famiglia, tanto che quasi la metà dei partecipanti in gara sono dipendenti Bosch, alcuni provenienti anche dall’estero. Il contributo volontario all’organizzazione dei dipendenti – che comunque vengono compensati per quello che fanno – permette di tenere il costo di partecipazione alla Boxberg piuttosto basso (250 euro per i dipendenti Bosch, 390 euro per gli altri) e lo rende un evento molto popolare in Germania, con centinaia di richieste in attesa.

 

La tradizione vive su strada

Mentre sfreccio sulla parabolica a oltre 120 km/h sul Bulli col tachimetro a fondo scala – ma quanti cavalli avrà il motore? 90? 100? 110? Neanche quelli di Bosch sanno rispondere – e seguo una Fiat 128 3P con carreggiata posteriore allargata, pneumatici maggiorati e camber negativo che neanche un’auto da corsa, penso che, tutto sommato, quello che ho visto alla Bosch Boxberg Klassik è lo spirito giusto per vivere il fenomeno delle classiche.
Una filosofia che si riassume in un concetto semplice: usarle senza troppi pensieri per ciò per cui sono state progettate – ossia viaggiare, andare in strada – invece di tenerle in garage come fossero pezzi da museo.

 

 

Autore: Andrea Fiorello

 

Copyright - Luciano Consolini